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domenica 6 aprile 2008

Economia italiana: un confronto per le elezioni

Segnalo dopo alcuni eoni di assenza un interessante video che può lanciare un dibatitto sull'economia italiana degli ultimi 10-15 anni, e spero che anche il Prof. Tagliavini del Blog del FRIM di Parma voglia accendere un discussione con un posto ad uopo.

Il video è questo:

 

Cosa ne pensate?

lunedì 10 dicembre 2007

Fisco: +44,5% Incassi Cartelle In 10 Mesi, +49,1% Da Iva

ANSA - ROMA, 10 DIC - Crescono del 44,5% gli incassi fiscali legati all'invio di cartelle esattoriali da parte del fisco. Nei primi 10 mesi dell'anno gli incassi sono cresciuti di 871 milioni, arrivando a quota 2.828 milioni. E' quanto emerge dal bollettino delle Entrate Tributaria del Dipartimento Politiche Fiscali del ministero dell'Economia e delle Finanze.
Crescita di tutto rispetto per gli incassi relativi all'Iva: +49,1%, mentre per il totale delle imposte indirette l'aumento é del 48,2%. L'incasso da ruolo per le imposte dirette è invece cresciuto nel periodo del 41,9%, rispetto ai primi dieci mesi del 2006.
Fonte


Che ne dite?

Saranno gli studi di settore, l'economia che cresce o l'italiano che diventa più onesto? ;O)

sabato 3 novembre 2007

Una volta tagliata la torta... Come redistribuirla in modo che nessuno rimanga a digiuno?

Il mio compare non ha tutti i torti quando dice che diminuire la tassazione comporterebbe benefici più che proporzionali.
Ridurre la tassazione, però, presuppone la riduzione della spesa pubblica (o un aumento del debito, già escluso). E qui sta il cocente dilemma a cui mi riferivo nel mio precedente post.

Certo, operare una riduzione della tassazione causerebbe una diminuzione della perdita secca, generando effetti positivi.
Lo Stato però deve bilanciare gli effetti di una minore tassazione con lo scopo di equità sociale che deve accompagnare il suo operato.
Si badi bene che quando intendo equità sociale non mi riferisco in alcun modo al comunismo inteso nel più cieco dei suoi significati.
Per Equità Sociale intendo l'atto di assicurare i servizi di base a tutta la popolazione, indipendentemente dalla loro condizione economica individuale.
L'equità è uno status che in un paese sviluppato deve essere obbligatoriamente a fornito ai propri cittadini. Un esempio molto chiaro di equità sociale è la Sanità Pubblica.

In Europa è lo Stato a provvedere alla funzione della sanità, assicurando a tutti i cittadini la possibilità di ricevere cure senza dover pagare la prestazione ricevuta (mi riferisco soprattutto ad operazioni ed interventi che non si considerano "banali").

Nell'ultimo film di Michael Moore, Sicko, emerge chiaramente la differenza tra gli USA e l'Europa (o Canada, o Cuba, o altri paesi non sviluppati dove la Sanità è pubblica), in cui ci sono persone che pur di non andare in ospedale si medicano da sole (nel caso di ferite lievi) o che per pagarsi operazioni che danno la speranza di sopravvivere sono costrette ad indebitarsi e vendere i propri averi, casa compresa, trasferendosi nella casa dei figli.
Sono convinto che alcuni aspetti delle storie possano essere stati un pò esasperati, ma conosco persone che vivono (o hanno vissuto) in US e vi posso assicurare che è così.


Riprendendo il filo del discorso, a volte la perdita secca ha un effetto negativo minore rispetto all'effetto positivo creato dalla redistribuzione della ricchezza.

Credo che non si possa discutere sulla necessità di redistribuire il reddito.
Gli interrogativi che voglio ancora porre, anche per sentire le idee dei (pochi) visitatori che ci leggono, sono:

  • - quanto e a chi prelevare?
  • - a chi e come distribuire?
  • - Come calcolare e confrontare gli effetti negativi della perdita secca e quelli positivi della redistribuzione?

Mi sento ancora di aggiungere brevemente qualche parola.

In questi giorni ho sentito un esponente della Lega Nord (ed oggi l'On. Berlusconi) sostenere che le tasse sono il "prezzo" che il cittadino paga per ricevere in cambio dei servizi.
Questo ragionamento ha sicuramente una verità di fondo, ma non la vedrei in un senso così rigido.
Io credo che le tasse siano un mezzo per assicurare l'equità sociale, che va accompagnato ad una politica VERA ed al servizio del cittadino e non fine a se stessa.

Ha ragione il Min. Padoa Schioppa quando dice che le tasse sono bellissime. E sono anche giuste.


La Tassazione però è uno strumento di politica economica, e come tale non funziona se non vi è qualcuno che lo utilizza.
La responsabilità dell'uso che viene fatto di questo strumento ricade sul proprietario della mano che decide come utilizzarlo.

Sono sicuro che se la macchina statale funzionasse in modo efficiente (e sottolineo, efficiente!) vi sarebbero molti meno cittadini intenti a lamentarsi, per duplice motivo:

  • - Le tasse sarebbero minori;
  • - La qualità del servizio percepito sarebbe drasticamente maggiore;

Chissà cosa ne pensa l'amico che insieme a me siede su questa poltrona, e a quale in questo momento lascio il posto per commentare o rispondere con un altro post.

Tiziano

lunedì 29 ottobre 2007

Tagliare la corda o tagliare la spesa?

Ma ciao!

Dunque si parla di potere d'acquisto.
Ma come incrementarlo?

Direi di fare un passo indietro.
L'Italia si dibatte in due annosi problemi: l'abnorme debito pubblico da una parte, l'incapacità di ridurre la spesa (specie quella corrente, vale a dire non in conto capitale, in investimenti) dall'altra.
Date queste premesse, è facile capire come ridurre le imposte sia sempre stata un'impresa pressochè impossibile, nel nostro Paese.
Con quali soldi si sarebbe pagato il servizio sul debito (che non è propriamente un sacchetto di noccioline, ma una montagna di circa 80 miliardi l'anno)? Incrementando il debito stesso, forse?
Maastricht e ogni testo di macroeconomia lo sconsigliano vivamente.
Allo stesso modo, ammesso che un governo avesse abbastanza coraggio da abbassare le imposte unitamente alla spesa corrente, con ogni probabilità sarebbe falciato alla prima tornata amministrativa.

Eppure la riduzione della pressione fiscale potrebbe essere la soluzione che cercavamo, molto più efficente peraltro di un semplice processo di redistribuzione (almeno teorica) operato alzando le aliquote e poi pompando il potere d'acquisto col nuovo gettito a disposizione.
Infatti, la tassazione, sotto qualunque forma, genera perdita secca

"Una tassa provoca una perdita secca per la società, perché una quantità minore del bene è prodotta e consumata, rispetto al caso di assenza della tassa. "

Aumentare le tasse, quindi, genera danni.

Diminuirle, al contrario, comporta ritorni più che proporzionali!

A pensarci, la portata di questo semplice ragionamento è ampia.
Da una parte avremmo lo Stato che abbassando l'aliquota da x ad y su un imponibile Z, si ritroverebbe ad applicare automaticamente y su Z + ΔZ.
La società, d'altrocanto, produrrebbe di più e sborserebbe allo sceriffo di Nottingham una quota proporzionalmente inferiore.

Tutto molto bello, direte. Ma come coniugare questo alle considerazioni fatte all'inizio?

La mia risposta è semplice: con adeguati sacrifici.
E i sacrifici vanno soprattutto sotto il nome di "tagli alla spesa corrente", con tutte le conseguenze. Bando agli sprechi, dunque, ma anche a pretese anacronistiche o dettate da logiche politiche: non è dilapidando tesoretti che daremo un futuro a questa Nazione.


Henry


P.S.
Per un'esauriente spiegazione sul concetto di perdita secca, vedi qui.

sabato 27 ottobre 2007

Pressione fiscale e redistrizibuzione del reddito

In quali parti tagliare la torta?

Non si sbaglia quando si dice che 7 milioni e mezzo di famiglie sono "una risorsa a portata di mano".
Il problema è che queste milioni di persone esercitano già una domanda, chiedendo money a discapito del value.
La congiuntura attuale del mercato è un pò strana: i consumatori domandano money, ma in realtà chiedono value.
Questo si evidenzia nella distribuzione; per esempio sono fiorenti i negozietti specializzati che offrono prodotti freschi, come le rosticcerie, le pescherie, i negozi di ortofrutta. Nei PDV della grande distribuzione, gran parte del fatturato ora viene prodotto dalla vendita di merce "fresca", come verdura, frutta, carni.

In altri termini, c'è una richiesta di convenienza che potrebbe venire sostituita da una richiesta di valore se il potere di acquisto aumentasse.

Che sia questa massa enorme di persone a domandare money?

I consumi stagnano, i prezzi delle materie prime crescono, il malcontento popolare come si suol dire serpeggia (il fenomeno Grillo ma non solo), la politica italiana bloccata da una maggioranza che non mi vergogno a definire ridicola e che mantiene il Paese in una situazione di dannosa incertezza.

Arrivando al dunque, a mio parere la situazione non può essere risollevata dalla sola Politica o dalla sola Economia.
Sono necessari sforzi da entrambe le parti poichè le potenzialità, a mio avviso, ci sono.
C'è una grande domanda che, a causa delle condizioni economiche, viene evasa da prodotti a basso prezzo e basso valore aggiunto.
Un esempio emblematico sono i capi di vestiario di produzione cinese, notoriamente di qualità inferiore a quella italiana, che sono entrati negli armadi di gran parte dei cittadini italiani, o come l'espansione di catene come LIDL che puntano tutta la loro forza sul prezzo.

Quindi il nocciolo della questione dove si trova?

Torniamo a parlare di potere d'acquisto, che sembra essere il concetto chiave del ragionamento.
Il potere di acquisto dei lavoratori è dato dal loro stipendio.
Vi sono poi fattori accessori come eventuali rendite dal risparmio accumulato in precedenza o donazioni/eredità che al momento non considererei fondamentali per arrivare al punto della situazione in quanto privilegio di una esigua minoranza (presumo) di queste famiglie.

Come si può aumentare il potere di acquisto?

Una domanda con tante possibili risposte, le quali comportano sempre conseguenze.

Le proposte sono:

  • Diminuire la tassazione ai dipendenti
  • Diminuire i contributi che le imprese sono tenute a versare
  • Approntare misure di Welfare sociale per i più poveri
  • Incentivare le aziende a pagare meglio e di più i propri dipendenti
  • ...
  • Eccetera

Ci sono tante soluzioni da approntare.

Il problema, per non scontentare nessuno, è che andrebbero prese aumentando il debito pubblico per sovvenzionare questi interventi.

Visto che però (giustamente) non si può fare, cosa ne pensi?

Quale strada è meglio seguire?

Io una mezza idea di quello che farà la politica ce l'ho, ma voglio sentire il parere del mio socio.

mercoledì 19 settembre 2007

Fastweb e Valentino Rossi


Fastweb ha lanciato una nuova campagna pubblicitaria con Valentino Rossi come protagonista.
Nonostante la presunzione di innocenza che è garantita dalla legge, mi sembra poco etico proporre ai ragazzi e ai tifosi di Rossi prodotti reclamizzati durante un processo in corso, per di più se questo processo riguarda uno dei pilastri su cui si fonda la vita di uno Stato (tutti devono pagare le tasse) e che è stato clamorosamente aggirato.

Cosa fa scandalo?
Beh, che nel 2005 (se non erro) Rossi abbia dichiarato all'Agenzia delle Entrate solo 500 €.

Che... Vergogna. =\

Personalmente sono rimasto molto deluso dal suo comportamento.

E Fastweb che comportamento ha?
Io sono connesso con Alice, ma se avessi F cercherei un altro fornitore di servizi internet.

Tiziano