Il mio compare non ha tutti i torti quando dice che diminuire la tassazione comporterebbe benefici più che proporzionali.
Ridurre la tassazione, però, presuppone la riduzione della spesa pubblica (o un aumento del debito, già escluso). E qui sta il cocente dilemma a cui mi riferivo nel mio precedente post.
Certo, operare una riduzione della tassazione causerebbe una diminuzione della perdita secca, generando effetti positivi.
Lo Stato però deve bilanciare gli effetti di una minore tassazione con lo scopo di equità sociale che deve accompagnare il suo operato.
Si badi bene che quando intendo equità sociale non mi riferisco in alcun modo al comunismo inteso nel più cieco dei suoi significati.
Per Equità Sociale intendo l'atto di assicurare i servizi di base a tutta la popolazione, indipendentemente dalla loro condizione economica individuale.
L'equità è uno status che in un paese sviluppato deve essere obbligatoriamente a fornito ai propri cittadini. Un esempio molto chiaro di equità sociale è la Sanità Pubblica.
In Europa è lo Stato a provvedere alla funzione della sanità, assicurando a tutti i cittadini la possibilità di ricevere cure senza dover pagare la prestazione ricevuta (mi riferisco soprattutto ad operazioni ed interventi che non si considerano "banali").
Nell'ultimo film di Michael Moore, Sicko, emerge chiaramente la differenza tra gli USA e l'Europa (o Canada, o Cuba, o altri paesi non sviluppati dove la Sanità è pubblica), in cui ci sono persone che pur di non andare in ospedale si medicano da sole (nel caso di ferite lievi) o che per pagarsi operazioni che danno la speranza di sopravvivere sono costrette ad indebitarsi e vendere i propri averi, casa compresa, trasferendosi nella casa dei figli.
Sono convinto che alcuni aspetti delle storie possano essere stati un pò esasperati, ma conosco persone che vivono (o hanno vissuto) in US e vi posso assicurare che è così.
Riprendendo il filo del discorso, a volte la perdita secca ha un effetto negativo minore rispetto all'effetto positivo creato dalla redistribuzione della ricchezza.
Credo che non si possa discutere sulla necessità di redistribuire il reddito.
Gli interrogativi che voglio ancora porre, anche per sentire le idee dei (pochi) visitatori che ci leggono, sono:
- - quanto e a chi prelevare?
- - a chi e come distribuire?
- - Come calcolare e confrontare gli effetti negativi della perdita secca e quelli positivi della redistribuzione?
Mi sento ancora di aggiungere brevemente qualche parola.
In questi giorni ho sentito un esponente della Lega Nord (ed oggi l'On. Berlusconi) sostenere che le tasse sono il "prezzo" che il cittadino paga per ricevere in cambio dei servizi.
Questo ragionamento ha sicuramente una verità di fondo, ma non la vedrei in un senso così rigido.
Io credo che le tasse siano un mezzo per assicurare l'equità sociale, che va accompagnato ad una politica VERA ed al servizio del cittadino e non fine a se stessa.
Ha ragione il Min. Padoa Schioppa quando dice che le tasse sono bellissime. E sono anche giuste.La Tassazione però è uno strumento di politica economica, e come tale non funziona se non vi è qualcuno che lo utilizza.
La responsabilità dell'uso che viene fatto di questo strumento ricade sul proprietario della mano che
decide come utilizzarlo.
Sono sicuro che se la macchina statale funzionasse in modo efficiente (e sottolineo, efficiente!) vi sarebbero molti meno cittadini intenti a lamentarsi, per duplice motivo:
- - Le tasse sarebbero minori;
- - La qualità del servizio percepito sarebbe drasticamente maggiore;
Chissà cosa ne pensa l'amico che insieme a me siede su questa poltrona, e a quale in questo momento lascio il posto per commentare o rispondere con un altro post.
Tiziano