lunedì 5 maggio 2008

L'affaire Microhoo!



Oggi voglio fare qualche riflessione sul caso della fusione (mancata) Microsoft - Yahoo! .
Anzitutto parto con il riassumere brevemente le due famose aziende infotech.

Microsoft
Fondata da Bill Gates negli anni 70 è il più grande colosso informatico mondiale. Una capitalizzazione di 270 mld $, un fatturato annuo di 51 mld $ , un utile netto di 14,6 mld $, 79.000 dipedenti e un modello di business che sta (lentamente) tramontando (software per computer "locali").


Yahoo!
Fondata da Jerry Yang (attuale CEO) e David Flo nel 1995, è una delle poche aziende nate nel boom di internet ad essere sopravvissuta alla bolla speculativa di internet. Capitalizza, al momento, oltre 43 mld $, in attesa di vedere quanto perderà nella seduta di oggi dopo la ritirata ufficiale di Steve Ballmer, CEO di Microsoft, dall'affare per la richiesta eccessiva di Yang. Ha un fatturato di circa 7 mld $, e un utile netto di circa 1 mld $. Il suo modello di business (servizi gratuiti con opzioni premium e adv contestuale) funziona e Yahoo! ha un forte know how nel settore del web, un brand interessante e "amico" degli utenti.

Bene, cosa è successo?

Steve Ballmer a febbraio 2008 ha offerto 44 mld $ per acquistare Yahoo!, pari al 60% in più del valore della società in borsa in quel momento (decisione Make or Buy: MS ha scelto BUY).
Tra le varie opzioni a disposizione di MS, si è deciso di procedere con la strada della fusione "consensuale", che avrebbe permesso a entrambe le società di portare a termine l'operazione nel migliore dei modi, e senza perdere preziosi elementi per strada portati via dai concorrenti.


Problema

Yang ha valutato l'offerta di MS troppo bassa per il valore reale della società. L'operazione si è quindi allungata fino ad arrivare ai giorni scorsi in cui l'accordo è sfumato.
Secondo una lettera di Ballmer, nell'ultimo incontro il prezzo offerto era arrivato a 47,5 mld $, per un totale di 33 $ ad azione. La controparte chiedeva invece 37 $ e l'accordo è saltato.


L'occasione persa

La sfumata fusione tra le due aziende è a mio avviso una mancata occasione di offrire al mercato un player più competitivo per contrastare il dominio nel mercato del search e dell'adv online di Google.
Può fare strano sentirlo dire, per i "fan" di Google (di cui mi sento parte =P ), però nel mercato del web la posizione dominante non è di Microsoft e tanto meno di Yahoo!, ma di Big G.
Tutti i dati lo confermano ed ormai è un dato di fatto che Google sia diventato "la porta di accesso al web".




Una posizione così forte e con un distacco così evidente dai concorrenti si configura come una sorta di monopolio (anche se non è proprio questa la forma di mercato): Big G controlla il 68.6% delle search U.S., contro il 17% circa del primo concorrente (Yahoo!) e il 8% del secondo (MSN/Live) - Fonte: Compete.

Da questo si evince quanto importante sia il mercato dell'adv online, che cresce a ritmi di due cifre percentuali annue (40% in italia dal 2007 per un totale di 680 mio €) e che si prevede raggiunga 1 mld € entro il 2008 (stime e dati IAB).


Futuro

Cosa ci si aspetta succeda ora? MS ha messo sul piatto 47 mld $. Se non si ripenserà ad un accordo su quella cifra, parte del denaro potrebbe essere investito nello sviluppo interno del nuovo modello di business (ricordate che siamo partiti dalla decisione Make or Buy? Ora ci si dirige verso il MAKE).

Un'altra possibilità è che gli investitori istituzionali e i maggiori azionisti di Yahoo! mettano pressione a Yang in CDA e che questi torni sui suoi passi abbassando le pretese raggiungendo un accordo con MS per una cifra intorno a quella inizialmente proposta da Steve. E' un pò tornare con la coda tra le gambe dopo aver "fatto i fighi", passatemi il termine.

Un'ultima strada potrebbe essere quella di accordi con Google o dell'interesse dell'asso pigliatutto della situazione, un certo Rupert Murdoch, uno che di acquisizioni se ne intende e padrone di MySpace.

Che ne pensate?

Tiziano Tassi
CLAM 3° anno


Note: Foto by Flickr

domenica 6 aprile 2008

Economia italiana: un confronto per le elezioni

Segnalo dopo alcuni eoni di assenza un interessante video che può lanciare un dibatitto sull'economia italiana degli ultimi 10-15 anni, e spero che anche il Prof. Tagliavini del Blog del FRIM di Parma voglia accendere un discussione con un posto ad uopo.

Il video è questo:

 

Cosa ne pensate?

martedì 26 febbraio 2008

Scacchi

Jo naplok kivanok (Buongiorno =P),
post fresco di ritorno da viaggio con amici a Budapest/Vienna. Dieci giorni di intense visite e vita notturna che non consiglierei a chi in vacanza va per dormire, mangiare e riposarsi!

Con quest'intervento vorrei solo raccontare un piccolo episodio visto alla stazione di Budapest mentre prendevamo (leggi correvamo come pazzi) il treno per Vienna.
Di fronte al capolinea dei binari, al posto di grandi cartelloni pubblicitari/elettorali, un ripiano di pietra, tre anziani signori e tre scacchiere. Pagando pochi fiorini, era possibile cimentarsi in una partita con questi personaggi davvero folkoristici.
E' stato bello, per una volta, lasciarsi alle spalle immagini di attese riempite con I-pod, spuntini al volo, occhi vacui, ed apprezzare lo sguardo concentrato di chi si sfidava.

Ciao!
Henry

mercoledì 13 febbraio 2008

Non sono moralista, ma...

Non è mia abitudine essere moralista, o fare prediche gratuitamente.

Però in questo caso mi permetto di "trasgredire" questa mia regola non scritta.

Lo faccio perchè su FaceBook (che utilizzo da qualche tempo abbastanza spesso), ho visto comparire una pubblicità che incita a smettere di studiare e a cominciare a copiare.

Penna magica

 

Schiacciando sul link si viene riportati ad una pagina in cui si pubblicizzano due articoli, chiamati "Penna Magica" e "Penna Bigliettino".
Dal sito www.pennamagica.com si possono comprare questi due attrezzi. Il primo serve a scrivere con inchiostro "invisibile" che viene poi visualizzato con una luce particolare incorporata nella penna, mentre la seconda è una più banale penna che contiene un bigliettino arrotolato.

 

Penna magica 2

 

Con il payoff "Basta studiare! E' ora di copiare!" invita ad acquistare i suoi prodotti.

Presentata questa impresa, vorrei passare a fare qualche considerazione personale.

Certamente non voglio (ne posso, ne è possibile) impedire a chicchessia di vendere, acquistare e utilizzare tali strumenti.

Voglio solo esprimere il mio sdegno per una pubblicità simile. Ho provato sulla mia pelle quanto sia duro passare gli esami, e cercare di prendere un voto decente.

Simili scorciatoie, del tutto italiane e consone alla reputazione internazionale che ci siamo fatti, mi fanno rivoltare lo stomaco.

Cosa succederà quando si entrarà nel mondo del lavoro? Si erediterà una mentalità simile?


Caro compagno di blog (e ormai di vita quotidiana!), che ne pensi?

Elezioni

Tempo di elezioni signori.

Chi votere?

E soprattutto... Voterete? ;O)

domenica 10 febbraio 2008

Riforme sì, riforme no

Salve a tutti.

Ritorno con un argomento d'attualità: le riforme.
Non passa giorno senza sentir parlare di riforma elettorale, riforma della politica, riforme per rilanciare il Paese e così via.
Che provvedimenti di questo genere siano necessari è assodato. Lo chiede la società, lo chiedono le imprese, ormai lo chiede la politica stessa, desiderosa di darsi una mano di vernice per apparire meno rugginosa in tempi di antipolitica.

Riformare non è semplice.
Si deve analizzare approfonditamente la situazione ed intaccare lo status quo, di solito andando a disturbare "corporazioni" o interessi particolari. Come ci si potrebbe aspettare, di solito il rumore imbastito dalla categoria danneggiata riceve attenzioni da parte della stampa che il cittadino (o come si dice oggi, il consumatore) avvantaggiato dal provvedimento si può solo sognare. Scontato, d'altraparte fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce.

Purtroppo, oggi, assistiamo ad una sorta di impotenza riformatrice. Poichè la riforma scontenta fette di elettorato, difficilmente un governo la intraprende. I partiti e la politica, quindi, preferiscono difendere le cosiddette "rendite di posizione" piuttosto che correre rischi. Che ci pensi il prossimo governo!

Temo che questo sia il risultato di una società, ancora prima di una politica, che ha perso in parte la capacità di guardare al lungo periodo e all'interesse comune.


Henry

mercoledì 30 gennaio 2008

La FED taglia i tassi (ancora)

Tassi: Fed taglia mezzo punto al 3%

'Restano rischi al ribasso per la crescita'

(ANSA) - ROMA, 30 GEN - Il Federal Open Market Committee della Fed ha ridotto di mezzo punto il tasso sui Fed Funds dal 3,5% al 3%. Secondo la Federal Reserve 'restano rischi al ribasso per la crescita' e i mercati finanziari sono ancora oggetto di un 'considerevole stress'. 'Le condizioni creditizie per famiglie e imprese sono peggiorate ulteriormente - scrive la Federal Reserve - secondo cui l'inflazione dovrebbe farsi piu' moderata nei prossimi trimestri'.

fonte: www.ansa.it

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Nel giro di pochi giorni la FED ha tagliato i tassi dell'1.25 %.

Cosa succederà ai tassi europei (in questo momento al 4%)?

Un taglio forse sarà necessario per mantenere un certo equilibrio?

E a quando un euro a 2,00 contro il dollaro? =)

venerdì 25 gennaio 2008

110 e lode è ancora un voto "utile"?

Leggo sul sito studenti.it un interessante articolo che riflette sull'utilità lavorativa di un 110 e lode. Questo il link per farsi un'idea di ciò che vado a scrivere nelle mie prossime parole.

110 e lode? meglio di no

einstein8ciEbbene, tutti i torti sono convinto che l'autore non li abbia.
Certamente il 110 e lode non è un voto che indica solo "Yes man", come vengono definiti nell'articolo, ma a volte è frutto di un modo a mio avviso errato di intedere e vivere l'istruzione universitaria.
Sono rari i casi in cui posso dire che un 110 e lode (sembra si parli di una razza di studente) abbia qualche cosa che lo contraddistingue dal resto degli studenti, la classica "marcia in più".
Un esempio di raro esemplare come questi, a mio avviso, è il compagno di poltrona che siede saltuariamente su questo blog con il sottoscritto. ;O)

Una riflessione interessante può essere proposta sotto il punto di vista educativo e didattico: è forse ora di cambiare i metodi di valutazione e di insegnamento?

Questa domanda sorge spontanea quando si pensa ai metodi di studio adottati dagli studenti.
Uno studio "a memoria" lascia il tempo che trova. Finito l'esame, la memoria RAM dello studente viene completamente resettata per far posto ai prossimi dati da MEMORIZZARE (non elaborare).

Al contrario forse, un metodo di studio che associ conoscenze teoriche a pratica, formulazione di ragionamenti e simulazioni, con la responsabilizzazione dello studente e la possibilità di provare a realizzare ciò che studia, può produrre r isultati migliori sul piano formativo.

Tutto questo ovviamente detto dal basso della mia esperienza triennale di studente.
Non è il 110 e lode in sè che viene bistrattato, ma è il verificarsi di un'asimmetia di valutazione tra università ed imprese.

Se i metodi di valutazione coincidessero, il ruolo del 110 e lode tornerebbe ad assumere un chiaro significato positivo, mentre ora è il classico voto che fa contenta la mamma, ma che fa storcere il naso ad alcune (non tutte certamente) aziende e multinazionali.

Amico mio, tu che ne pensi? E voi?    =)

Tiziano

venerdì 4 gennaio 2008

Aggiornamento programma Pubblica_Istruzione.it

Carissimi lettori,

rieccomi sulla breccia.
Questa volta sarò breve (ola dagli spalti...)

Come ben saprete, qualche giorno fa un'analisi condotta a livello di Ocse ha evidenziato come gli studenti italiani siano, in media, meno preparati dei loro coetanei europei.
Oggi ho scoperto che un'indagine analoga è stata condotta su un campione di insegnati di scienze di medie e superiori del nostro Paese, con l'obiettivo si scoprire l'effettivo grado di conoscenza - e di conseguenza la capacità di trasmissione di concetti - del nostro corpo docente.
I risultati sono stati altrettanto impietosi.

In realtà, a stupirmi non è stato tanto questo (d'altraparte insegnare non è più, per molti, una passione), quanto l'assurda, a parer mio chiaramente, giustificazione uscita dalle labbra dell'immancabile Presidente dell'ennesima associazione di categoria... "i professori hanno solo 5 (CINQUE!) giorni all'anno per aggiornarsi...".

Sarà.
Intanto, però, nei tre mesi estivi che fanno? Lezioni private per il recupero debiti???

Ecco qui l'articolo completo.

Ciao!

Henry

martedì 1 gennaio 2008

Due zollette di sfiducia

Ciao lettori!

Prima di tutto, aggiungo anche la Poltrona alla schiera di amici, parenti, conoscenti, sconosciuti e personaggi che si ricordano di te solo per le Feste comandate (e soprattutto perchè siete pescati dalla funzione "invia a tutti" del cellulare) che si sono prodigati in questi giorni a farvi gli auguri.

Quindi... AVGVRI!!! (In tempi di Rome Total War -Casus Belli- un po' di latinorum è d'obbligo).

Ma veniamo a noi.
Quest'oggi, controllando la home del Corriere.it, ho posato gli occhi su uno di quei sondaggi non aventi rilevanza statistica che regolarmente vengono proposti ai lettori.
La domanda posta era: "Per l'Alitalia, preferireste la soluzione Air France/Klm oppure quella nazionale Air One + banche?"
Con mio sconcerto, oltre l'80% dei navigatori si è schierato a favore dei francesi.

Lasciatemi dire che dubito fortemente che ognuno di loro abbia una conoscenza pari a quella del Cda Alitalia delle due alternative, tale da far propendere per una soluzione straniera (motivo per il quale, tra l'altro, reputo inutile sottoporre un sondaggio del genere ad un comune lettore).

Detto questo, saprete rintracciare facilmente il motivo del mio sconforto.
Perché, mi sono chiesto, questa totale sfiducia nei confronti della soluzione italiana?
D'accordo che non abbiamo mai (purtroppo) brillato per attaccamento alla Bandiera, ma l'80% mi sembra francamente troppo.

Ben più probabile, in realtà, è l'esistenza di una profonda diffidenza verso l'alta finanza e l'imprenditoria di capitan-coraggiosesca memoria. Telecom insegna.
Ed è estremamente triste che una nazione (qualcosa mi dice che in parte quel sondaggio rilevanza statistica ce l'abbia) perda fiducia nel suo spirito imprenditoriale, al netto degli elogi continuamente comminati alle pmi.

Ce n'è di che far riflettere chi ha ed avrà nelle mani la gestione di aziende-simbolo.
Responsabilità vuol dire anche questo.


Henry

mercoledì 26 dicembre 2007

Lo Stato e la mafia: stiamo facendo abbastanza?

Riflettevo sulla piaga mafia che affossa le potenzialità di un paese come l'Italia e le speranze di un popolo prodigioso come quello degli Italiani.
Diffama la nostra patria. Sputa sulla nostra reputazione. Uccide i nostri concittadini. Si infiltra nelle istituzioni, nell'economia, nella "buona società".
E lo fa con soldi SPORCHI, bagnati da sangue di uomini, donne e bambini, impolverati da cocaina sniffati dai nostri amici, figli e parenti, ricavati col ricatto a persone oneste, col pizzo fatto pagare a imprenditori che sudano e si spaccano la schiena lavorando, con l'estorsione perpetrata ai danni di chi cerca di opporre qualche resistenza.
Protetta da un'omertà che aleggia sulle persone coinvolte, al cui fianco manca un fondamentale alleato che si chiama Stato, regna quasi incontrastata su alcune regioni italiane.

Ultimamente però, a partire dall'arresto di Provenzano, sento che il clima è leggermente cambiato.

Si sente spesso notizia di arresti "importanti", che permettono di assicurare alla giustizia latitanti da anni ricercati dagli organi di pubblica sicurezza.

I media danno sempre più spazio a iniziative che nascono e crescono dalla gente comune, come Libera o E adesso Ammazzateci Tutti, senza dimenticare Addio Pizzo, che possono parlare e far conoscere le schifose azioni della mafia e che sensibilizzano .
Internet permette di fare rete più facilmente, di condividere informazioni e di organizzarsi in maniera più efficiente.

Insomma, qualcosa cambia. Anche nella mentalità delle persone che vivono in mezzo alla mafia e a quelle che credono di esserne lontani, ma che in realtà vi sono più vicino di quanto pensano.

Come sottolinea Don Ciotti, ricordiamoci che dietro ad ogni delitto, "dietro ad ogni omicidio, anche il più terribile commesso dalla mafia, c'è sempre il denaro", l'avidità insita in ogni uomo che si fa bestia.

Caro amico, pensi anche tu che qualcosa stia cambiando? E che stia cambiando "dal basso"?
E voi che ogni tanto capite su questo blog... Cosa pensate stia succedendo?

venerdì 21 dicembre 2007

I Sovranity Founds (o Fondi Sovrani): minaccia od opportunità?

Cito un interessante articolo del Sole 24 Ore del maggio 2007, che a distanza di 6 mesi è diventato quasi profetico; di seguito riporto le parti più interessanti per un ragionamento finale che vorrei condurre con il mio socio, e con chi di voi desiderasse condividere un'opinione.

Un_dollar_usLa globalizzazione che rafforza gli Stati
2 maggio 2007

[...]
I FONDI SOVRANI DI RICCHEZZA
Non è un fatto nuovo: molti Governi, soprattutto nei Paesi emergenti, stanno cercando modi più redditizi per investire le riserve valutarie in eccesso o i ricavi - tasse e royalties - generati dalle ricchezze naturali. Trasformano così queste risorse - valute, petrolio, minerali - in attività finanziarie. Evitano in questo modo di essere dipendenti da un solo mercato o quasi - quello del greggio o quello dei titoli di Stato americani - e nello stesso tempo utilizzano all'interno del Paese solo i fondi che l'economia può assorbire senza surriscaldarsi.

UNA LISTA MOLTO LUNGA

Sono circa 25 ormai i fondi sovrani di ricchezza nel mondo. Alcuni, come quello russo ancora oggi, sono gestiti in modo molto conservativo, altri sono invece da tempo più aggressivi. I più grandi, l'Adia degli Emirati arabi (875 miliardi di dollari) e la Gic di Singapore (330 miliardi) sono avvolti da totale segretezza: le loro esatte dimensioni sono ignote. [...]

COLPI DI STATO...
Impossibile però pensare che, con una massa di denaro di queste dimensioni, i Governi non li utilizzino anche per scopi politici, più o meno slegati da quelli strettamente economici che rappresentano solo un vincolo. Temasek (S.F. di Singapore, ndr), per esempio, è stata uno strumento fondamentale per lo sviluppo industriale di Singapore, un tempo un porto di pescatori. Oggi, proiettata all'estero e soprattutto in Asia - ha dato più volte l'impressione di essere il braccio finanziario dello Stato oltreconfine.
[...]

...E INTERFERENZE SULLE AZIENDE
Anche Oslo, in circostanze e con modalità completamente diverse, usa il suo fondo per scopi politici e per incidere quindi sulla gestione di alcune società. Il motivo economico c'è e non va sottovalutato: in investimenti di lunghissimo periodo, anche il minimo rischio - quelli causati dai presunti o reali abusi di Wal-Mart sui dipendenti, o dai danni ambientali della Drd Gold - può assumere in prospettiva un peso enorme. Con l'evoluzione della giurisprudenza, queste aziende potrebbero per esempio essere condannate a enormi risarcimenti.
Il Fondo, gestito dalla Banca centrale, fa quindi moral suasion sulle aziende, partecipa alle assemblea, si schiera spesso contro il management, e sempre in nome di una corretta corporate governance. Alcune imprese, come la stessa Wal Mart e l'italiana Finmeccanica - ma questo avviene anche in fondi privati - sono poi escluse dagli investimenti. Anche in questo caso non mancano né iniziative né ricadute strettamente politiche: il Fondo di Oslo esclude così le aziende impegnate nell'industria militare nucleari mentre la pubblica esclusione di Wal Mart ha scatenato la protesta vivace dell'Amministrazione di Washington.

MOSCA, PECHINO, TOKYO
Cosa accadrà ora con Mosca? La Russia non ha nascosto di voler usare le sue risorse economiche - il gas innanzitutto - per scopi strettamente politici, e non in una logica di puro mercato. Il Paese non è né democratico come la Norvegia, né piccolo come Singapore. Qualche timore è giusto averlo, anche se le dimensioni del fondo sono limitate.
Non è così in altri casi: alcuni fondi esistenti sono enormi, altri, di dimensioni notevoli, nascono per imitazione. La Cina ha appena creato il proprio "veicolo finanziario", la Hueijing, da 300 miliardi di dollari, che crescerà di 200 miliardi di dollari o più all'anno; la Kic coreana sarà presto allargata, forse a 100 miliardi; e il Giappone - forte di 900 miliardi di riserve valutarie - potrebbe presto affiancarsi con un proprio fondo o società specializzata.

«La mia stima di massima - spiega Stephen Jen di Morgan Stanley, che segue il fenomeno con particolare attenzione - è che questi Fondi sovrani di ricchezza hanno ora attività per 2.300 miliardi di dollari e che cresceranno di 500 miliardi l'anno». Pochi sono nelle mani di Governi democratici.

PASSAGGI DI POTERE
È da queste considerazioni che Jen avanza tre ipotesi importanti sullo sviluppo del sistema politico e finanziario mondiale. La globalizzazione, spiega, sta ora sviluppando un passaggio di poteri, soprattutto dal privato al pubblico. «In aggiunta a un trasferimento geografico di poteri da uno sistema unipolare centrato sull'egemonia degli Stati Uniti a un sistema multipolare - spiega - la globalizzazione sta anche portando a trasferimenti di potere economico in altre direzioni: dal privato al pubblico, dal lavoro al capitale e dai prodotti industriali a quelli finanziari».

VERSO IL PROTEZIONISMO FINANZIARIO?
I rischi di questo nuovo ruolo degli Stati sono tanti. Il maggiore è sicuramente nella scarsa trasparenza della maggior parte di questi fondi, che potrebbero anche diventare fonti di instabilità finanziaria: le loro dimensioni sono tali da trasformarli in fattori determinanti sull'andamento dei mercati. L'altro pericolo - ed è un rischio per le innegabili tensioni politiche che crea - è quello del protezionismo finanziario.
Episodi come quello della Dubai Port che tenta di acquisire i moli di New York e viene respinta potrebbero moltiplicarsi. «La trasformazioni di queste banche centrali esteri da creditori a proprietari potrebbe generare - conclude Jen - reazioni politiche non solo negli Stati Uniti, ma anche in Australia, in Canada e in altri Paesi che offrono attività finanziaria che queste nazioni ricche di riserve trovano desiderabili».



I Sovranity Found sono una minaccia e un'opportunità? Solo una delle due?
Cosa ne pensi Henry?
E voi?
A mio parere bisogna fare grande attenzione alla destinazione che viene fatta del capitale di questi fondi.
Come evidenziato, le dimensioni di questi fondi sono tali che si corre il rischio che i Sovranity Founds vadano ad influenzare l'aspetto politico inevitabilmente legato all'economia di un Paese.
Recentemente, a seguito della crisi dei mutui subprime, in alcune grandi e storiche banche d'affari sono entrati Fondi Sovrani:


(ANSA) - ROMA, 19 DIC - Il fondo sovrano China Investment con un investimento di cinque miliardi di dollari è destinato ad entrare in Morgan Stanley, una delle maggiori banche statunitensi, con una partecipazione di poco meno del 10%, circa il 9,9%.

Cito da il Giornale:

(IL GIORNALE) - MILANO, 11 DIC - Incamminandosi su una strada simile a quella che ha portato gli emiri di Abu Dhabi al 5% di Citigroup in cambio di un investimento da 7,5 miliardi di dollari, il presidente (di Ubs, ndr) Marcel Ospel ha infatti deciso di tamponare il patrimonio del gruppo elvetico emettendo bond convertibili. Questi titoli saranno sottoscritti dal fondo sovrano di Singapore e, con ogni probabilità, dal governo dell’Oman: una volta che il cerchio sarà chiuso Ubs otterrà 11,5 miliardi di dollari di mezzi freschi.

Insomma... C'è da preoccuparsi?

domenica 16 dicembre 2007

Considerazioni sparse

Ciao lettori!

Nuovi inchini al nostro blogger esperto, che mantiene a galla il nostro bellerrimo blog mentre il sottoscritto si dedica a delineare sconclusionati interventi.

Volevo lanciarmi solo in un paio di ragionamenti sparsi.
Veniamo da uno sciopero selvaggio dell'autotrasporto, e l'altro ieri le sigle sindacali che fanno riferimento all'Alitalia minacciano di bloccare la nostra moribonda compagnia di Bandiera con uno sciopero durante le Feste senza il rispetto di alcuna garanzia.

Il Governo, dal canto suo, fa (e farà) l'indifferente sulle prime poi, spinto dalle necessità, scenderà a patti. Dunque, a che pro tutto questo? Perché non mediare subito ed evitare disagi? L'unica ragione che mi viene in mente è che tirare la trattativa per le lunghe potrebbe avvantaggiare una parte, per esempio lo Stato. A quanto pare, però, finora ad uscirne con le ossa rotte è stato proprio il Governo (e i cittadini), mentre i sindacati hanno tenuto il coltello dalla parte del manico, forti dei problemi causati.
E' equo? E' costituzionale che una categoria danneggi altri per i suoi interessi?


P.S.
Almeno si è visto che la Fiat lavora Just in Time. Un giorno senza scorte, e si sono fermati tutti gli stabilimenti. E' appagante vedere realizzarsi ciò che si studia.


Henry

sabato 15 dicembre 2007

American are NOT stupid

Questo video è divertentissimo.
D'altronde fa però riflettere sul problema della cultura in USA, e di conseguenza nel resto dei paesi sviluppati.
Mi piacerebbe sapere se anche in Italia c'è un problema di cultura generale (ed "elementare") simile a quello americano, oppure se siamo "messi meglio".

Chissà che a qualcuno non venga in mente l'idea di prendere una fotocamera digitale, scendere in strada per un pomeriggio e fare qualche semplice domanda.

Chissà che non lo faccia io... =)

PS se il video vi è piaciuto c'è anche British are NOT stupid; eccolo qui:



Via | Monty
Technorati Tag: ,,,

lunedì 10 dicembre 2007

Fisco: +44,5% Incassi Cartelle In 10 Mesi, +49,1% Da Iva

ANSA - ROMA, 10 DIC - Crescono del 44,5% gli incassi fiscali legati all'invio di cartelle esattoriali da parte del fisco. Nei primi 10 mesi dell'anno gli incassi sono cresciuti di 871 milioni, arrivando a quota 2.828 milioni. E' quanto emerge dal bollettino delle Entrate Tributaria del Dipartimento Politiche Fiscali del ministero dell'Economia e delle Finanze.
Crescita di tutto rispetto per gli incassi relativi all'Iva: +49,1%, mentre per il totale delle imposte indirette l'aumento é del 48,2%. L'incasso da ruolo per le imposte dirette è invece cresciuto nel periodo del 41,9%, rispetto ai primi dieci mesi del 2006.
Fonte


Che ne dite?

Saranno gli studi di settore, l'economia che cresce o l'italiano che diventa più onesto? ;O)

venerdì 7 dicembre 2007

Mutui: come sta il vecchio mondo?

Guardate questa tabella:

tipi di mutui UE
Fonte: FRIM di PR

Sto osservando come l'Italia sia al quart'ultimo posto come numero di mutui a tasso fisso in Europa. In compagnia abbiamo Grecia, Spagna e Portogallo.
Prima riflessione: sono tutti paesi del sud europa. Può esserci qualche correlazione in questo dato?

Riflettendo sulla tipologia del tasso di interesse nei mutui concessi, mi chiedo come mai l'Italia (parlo solo di questa oggi) abbia un così forte pronunciamento verso il tasso variabile. 

Per rispondere a questa domanda penso sia doveroso chiedersi quale è il ruolo della banca nel sistema sociale.
E' innegabile che essa svolga una funzione di primaria importanza.
Pensiamo, ad esempio, all'atto di acquisto della prima casa: la banca è un passo fondamentale che viene sempre percorso per poter comprare la propria abitazione.
Difficilmente non ci si rivolge alla banca quando si compie un'operazione di questo tipo.

Il significato sociale della banca si potrebbe esprimere nel compito di consigliare e accompagnare ed aiutare il cliente nelle sue decisioni di vita, sia per quel che riguarda l'amministrazione del proprio patrimonio, sia per quel che riguarda la concessione di prestiti per acquistare beni.

Proprio per questo ruolo sociale di così grande importanza, il sistema si svilisce quando scandali come Parmalat, Cirio (per citare casi italiani) e il problema dei mutui subprime sottolineano la presenza di storture nel sistema.

Per quel che riguarda i mutui viene spontaneo domandare come mai durante gli anni in cui i tassi erano ai minimi storici (2%) venivano concessi mutui a tasso variabile. Per esperienza personale, so che in alcuni luoghi la stragrande maggioranza dei mutui concessi nel 2005-2006 è stato a tasso variabile, e questi venivano consigliati a.

Con un tasso fisso così basso sarebbe stato più prudente consigliare mutui a tasso fisso; un pò più cari forse, ma con la sicurezza di avere una rata fissa qualunque siano in futuro le condizioni di mercato.
Qualcuno controbatterà: "Ma le banche fanno i mutui a tasso variabile con i CAP"; bene, cosa è il CAP?

CAP = Capped Rate
È un prodotto venduto in caso di mutuo tasso variabile con il quale si delimita un tasso massimo oltre il quale il cliente non corrisponde interessi alla banca. Per il cliente un modo di tutelarsi nel caso di innalzamento dei tassi; stabilito per esempio un tasso massimo del 7%, se i tassi dovessero salire oltre questa soglia, il cliente riconoscerà alla banca interessi sino al massimo concordato (appunto il 7%).
Fonte

Problema: la soglia del CAP. Se è troppo alta, questa non servirà a proteggere il cliente dal rialzo dei tassi (che al livello del 2% poteva essere abbastanza prevedibile dagli analisti finanziari più inesperti). Se troppo bassa, diventa controproducente (giustamente) per la banca.

L'immagine del sistema bancario, è inutile girarci attorno, è svilita, dannosa e in pessima considerazione.

Chi può dire di avere piena fiducia nel sistema bancario?

Nel sistema italiano è molto più importante il rapporto instaurato con le persone che si trovano all'interno della filiale che la fiducia nel brand e nella istituzione bancaria.
Da qualche tempo si sta tentando di "arginare" questo fenomeno, che è giudicato dannoso per l'azienda, fancedo girare i dipendenti a velocità che lasciano disorientati i clienti. Questa è una cosa voluta: se il dipendente passa ad un altro istituto di credito (e capita più di frequente di quanto non si creda) si porta con se il cliente fedele e tutto il suo patrimonio.
Il che è un problema relativo se il cliente ha qualche migliaio di euro, ma è ben peggiore se aggiungiamo qualche zero.

Penso che l'ABI dovrebbe occuparsi maggiormente della trasparenza, dell'onestà e dell'integrità dell'operato dei propri associati, stimolando una sana concorrenza e punendo duramente le banche che trasgrediscono a queste linee guida.

I rami secchi vanno potati subito (o quantomeno, fatti rifiorire).

Tiziano

mercoledì 5 dicembre 2007

I mutui in Italia: "colpa" delle banche o carenza di cultura finanziaria dei clienti?

Sto preparando un post con una riflessione sulla situazione italiana per quel che riguarda i mutui.
Ho trovato sul Blog del FRIM di Parma (laura specialistica in Finanza e Risk Management) delle interessanti slides di una lezione finanziaria che abbraccia principalmente l'argomento dei mutui subprime che toccano questo argomento.

Nell'attesa del post... Voi che ne pensate?
Avete conoscenti che hanno problemi con i mutui a tasso variabile?
Quale è la vostra opinione?

Ci sono famiglie che non se la passano per niente bene in questo momento, spesso a causa dell'aumento della rata mensile del mutuo; l'argomento è delicato.

Soprattutto... Cosa ne pensa il mio "compagno di viaggio" Henry? =)

venerdì 30 novembre 2007

L'Altalena s'è fermata a mezz'aria...

Buonasera a tutti i nostri affezionati lettori!

Torno dopo una lunga assenza per lanciare un paio di considerazioni nate in seguito ai recenti studi di marketing nonchè al caso Alixir presentato da Tiziano.

Cominciamo dando una pennellata di sfondo: non è una novità, e l'abbiamo detto anche in post precedenti, che l'economia italiana non navighi nell'oro.
Eppure, si assiste ad una proliferazione di prodotti cosiddetti "premium price", vale a dire dal prezzo superiore alla media di mercato: Alixir è l'esempio più lampante ma, giusto per restare all'agroalimentare, mi viene in mente ParmaReggio, lo stagionato trenta mesi la cui pubblicità ultimamente ci bombarda (con un sorcio che tra l'altro parla un dialetto indegno e assolutamente NON identificabile con quello parmense o reggiano), oppure ancora certi tipi di sughi, e così via.

Ora, come spiegare questa apparente contraddizione?

La ragione risiede essenzialmente nella cosiddetta polarizzazione dei redditi: in altre parole, la ricchezza nazionale si sta concentrando sempre più presso una quota relativamente ristretta della popolazione, vale a dire il quintile (il 20%, ok, potete insultarmi :P) più abbiente.
Ciò fa sì che, da un lato, prodotti di alta qualità ed alto prezzo abbiano effettivamente un mercato (si parla di tassi di crescita a due cifre) e, dall'altro, produzioni convenienti o di primo prezzo vadano a ruba. Il tutto completato da una flessione abbastanza sensibile nei prodotti, diciamo così, medi.
A quanto pare la parola d'ordine "segmentazione" sta dando i suoi frutti, ed oggi come oggi un prodotto di massa ed indifferenziato ha sicuramente più difficoltà che in passato.

Quanto detto può servire da trampolino di lancio per un'ultima considerazione, che chiude il cerchio e al contempo lo spiega: perché il reddito si sta polarizzando?
Le ragioni sono, al solito, molteplici, ma riconducibili ad un'evoluzione di fondo: le competenze e capacità della forza lavoro italiana, oggi, non sono più così adeguate ai nuovi paradigmi produttivi, come lo erano solo venti o trent'anni fa.

Se le fabbriche del mondo non stanno più in Occidente, un'economia basata essenzialmente sulla trasformazione ha difficoltà ad adattarsi ed a sviluppare nuove capacità.
Dal canto loro, quelle fette di società che sono in grado di svolgere mansioni apprezzate e remunerate (i professionisti, tanto per lanciare un sasso nello stagno. Sì, proprio i tipici guidatori di SUV, ammesso che il verbo "guidare" sia più adeguato di "timonare") hanno soldini a palate.

E i premium price vendono come il pane. Anzi, ultimamente, forse di più.

Ciao belli!
Henry

martedì 20 novembre 2007

MSN Messenger non chiuderà MAI: lo volete capire?


Scusate lo sfogo, ma continuo a ricevere quotidianamento catene di Sant'Antonio di questo tipo:


SCUSATE PER L'INT ERRUZIONE PERO' MSN NON ESISTERA' PIU' PERCHE' MOLTE>> PERSONE HANNO TROPPI ACCOUNT MSN E NOI ABBIAMOSOLTANTO ALTRI 578 POSTI LIBERI.> SE VUOI CHE CHIUDIAMO IL TUO ACCOUNT NON MANDARE QUESTO MESSAGGIO MA SE VUOI CONSERVARLO ALLORA MANDA QUESTO MESSAGGIO A TUTTI TUOICONTATTI.> NON E' UNOSCHERZO MANDALO, GRAZIE.> PER USARE MSN E HOTMAIL, DALL'INVERNO 2008 BISOGNERA' PAGARE (ANCHE SE LI USI DA TEMPO) MA SE INVII QUESTO MESSAGGIO A 18 CONTATTI DIVERSI IL TUO OMINO DI MSN DA VERDE DIVENTERA' BLU E CIO' SIGNIFICA CHE PER TE SARA' GRATIS.> SE NON CI CREDI VAI A> http://www.beppegrillo.it/2007/10/la_legge_levipr.html E GUARDA.> NON INVIARE LO STESSO MESSAGGIO COPIALO E INCOLLALO IN UNO NUOVO IN MODO CHE LE PERSONE POSSANO LEGGERLO> GRAZIE>>>


Questa volta il messaggio contiene un link a Beppe Grillo per giustificare le erronee affermazioni contenute nel corpo della mail.

Anzitutto specifichiamo che spesso MSN e Messenger sono usati come sinonimi.
Veniamo ora a spiegare in modo abbastanza semplice perchè Messenger non chiuderà MAI i battenti.

pubb msnMessenger genera ricavi grazie alla massa critica dei suoi utenti. Sono sicuro che la maggior parte dei teenager sbadati non ha mai capito che il banner sulla parte inferiore della finestra principale di MSN è pubblicità.
Gli inserzionisti pagano MSN per poter pubblicare i loro annunci sugli oltre 280.000.000 (milioni si, milioni) di utenti che Messenger serve.
Ad ogni clic, od ogni volta che a seguito dell'attivazione del banner viene eseguita una determinata azione (compilare un form, lasciare il proprio indirizzo email, iscriversi a un servizio, ecc) MSN viene ulteriormente ricompensata.
Esattamente secondo i canonici meccanismi dell'Adv online (obv mi permetto di fare delle congetture sul funzionamento del sistema di Adv di MSN).
Il modello di Business dell'IM di MSN (preciso che sto parlando di Messenger e non dell'intero sistema di MSN e di Live) basato sulla pubblicità, la sua redditività salirà proporzionalmente al numero di utenti che usano Messenger.
pubb msn 2 Quindi, e questo lo scrivo per i teenagers che usano Messenger, state tranquilli che non chiuderà improvvisamente i battenti per mancanza di "spazio".
La sua forza, la sua redditività siete voi!
Capito??? =D

Faccio un ulteriore appunto: a meno di incorrere in scandali di proporzioni mostruose, sanzioni inimmaginabili e multe altrettando mastodontiche, esponendosi a rischio di processi penali per risarcimenti senza precedenti e senza contare la perdita di credibilità e di immagine che ne sarebbe naturale conseguenza, non è possibile controllare il contenuto delle singole mail mandate per vedere se ho davvero il messaggio è stato inviato a 18 contatti diversi.

Cari ragazzi, usate i blog e la rete anche per informavi, ma ancora prima, ragionate con la vostra testa! =)

Un ex (ma mica tanto) teenager.


Technorati Tag: ,,,,,,,,,

PS: crossposted da Web Era

Cereali, petrolio ed economia: voi dite la vostra ch'io ho detto la mia!

Ciao!

Allora rispondo un po' in ordine sparso ai numerosi interventi del mio socio, che a quanto pare ama ammaestrare le genti seduto su questa comoda poltrona.

Euro/Dollaro:
sì, l'euro si sta sempre di più apprezzando, soprattutto per via dell'indebolimento del dollaro. A mio modo di vedere la ragione è da ricercare nella volontà, da parte degli USA, di ridare fiato alla loro sbilenca bilancia commerciale, che registra passivi da urlo: una moneta più debole, infatti, disincentiva l'import e stimola l'export.
E' possibile inoltre che in certe parti del mondo cominci a balenare l'idea di diversificare le riserve, iniettando un po' di Euro in mezzo a tanti biglietti verdi. Dal momento che la moneta è una merce, una maggior domanda di euro porta a quotazioni più elevate.


Materie prime e fonti energetiche:
il petrolio non finirà domani mattina. Diventerà sempre più costoso estrarlo, ma non dovremo fare improvvisamente i conti con un black-out generale. Sarà necessario orientarsi per tempo su nuove fonti energetiche, sia per il reparto civile/industriale che per il settore dei trasporti. In particolare, prediligerei da una parte il nucleare di terza generazione, dall'altra i biocarburanti. Sempre nell'ottica di una riconversione nel lungo periodo.
Appena potrò, posterò comunque dati più approfonditi sulle fonti energetiche economicamente sfruttabili.

Alixir, infine:
Marketing. Un sacco e una sporta di Marketing. La Barilla ha segmentato per bene il mercato, ha identificato i consumatori attenti a qualità e benessere, ed ha loro propinato la soluzione di nero vestita. Funzionerà?

Henry